Le pianure del Nord Italia non sono quindi il luogo ideale per l’osservazione di fotometeore. (e non ho nemmeno menzionato l’inquinamento luminoso notturno!) Io stesso ho poche immagini da mostrarvi. Va un po’ meglio sulle cime delle nostre montagne.
Una seconda caratteristica comune a tutte le fotometeore è il fatto che ogni occhio e ogni sensore vedrà un fenomeno prodotto da diverse particelle a seconda dell’alineamento di queste con la propria posizione.
AUREOLA DI 22°
L’aureola è un fenomeno di grandi dimensioni, ma sempre dello stesso diametro in qualsiasi posizione del cielo esso appaia. Si dice che annunci la pioggia, ma non c’è una correlazione diretta dato che i Cirrostrati possono anticipare un fronte caldo, ma non sempre.,
I raggi solari che impattano un cristallo esagonale di ghiaccio e passano attraverso due facce di un prisma inclinate di circa 60° l’un l’altra, sono deviati su un range tra i 22° e i 50°, ma la maggior parte di questi vengono deviati attorno ai 22° perchè il rapporto di variazione dell’angolo di deviazione è più piccolo all’angolo di deviazione minimo. Ecco perchè i margini interni del cerchio sono più brillanti.
I raggi deviati su un angolo inferiore ai 22° non vengono rifratti ed ecco perchè il cerchio è cavo, quelli deviati su un angolo superiore (margine esterno del cerchio) svaniscono alla vista velocemente perchè sono via via meno intensi.
La luce rossa è riflessa in misura minore degli altri colori e così si distingue chiaramente il margine rosso interno. Gli altri colori si sovrappongono molto di più e il risultato e un margine esterno praticamente bianco (la somma di tutti i colori nel campo delle luci dà come risultato il bianco).
Vale la pena di ripetere che tutte le fotometeore che considereremo in questo articolo sono visibili anche intorno alla Luna. Il nostro satellite comunque ci invia una luce molto più debole di quella diretta del Sole e quindi tutti i fenomeni derivati saranno meno intensi e, a volte, più difficili da identificare. In particolare, i pareli lunari hanno una luce così debole che non è sufficiente per attivare i coni (fotorecettori dell’occhio umano deputati alla visione di giorno e alla ricezione dei colori), ma solo i bastoncelli (non vedono i colori e sono responsabili della visione al buio). Qualcuno di voi ha mai visto un colore in una stanza quasi completamente buia?
PARELI
Nella foto accanto:
Comportamento del parelio in funzione dell’elevazione del sole. L’arco (appena visibile in ogni immagine) è invece un’aureola di 22°. Molto spesso i due fenomeni appaiono insieme. Fonte: http://www.atoptics.co.uk/
Immagine realizzata grazie all’utilissimo e interessantissimo simulatore di aloni “Halo Sim” scaricabile gratuitamente qui
Come per l’alone, la luce rossa viene rifratta in misura minore rispetto a quella blu e per questo i margini interni assumono colore rosso.
I pareli però, i quali spesso appaiono assieme alle aureole, sono posti a 22° solo quando il sole ha angolo zero sull’orizzontale (tramonto o alba). E’ in questo modo che il raggio di luce attraversa orizzontalmente il cristallo senza toccarne le basi. Alcuni di questi sono deviati a 22°, cioè il minimo angolo di deviazione per un prisma di ghiaccio, per formare il bordo interno (rosso) del parelio. Più l’angolo del Sole è basso, più il parelio è accecante e si estende orizzontalmente. Se l’angolo aumenta, i raggi non riescono più ad entrare orizzontalmente senza toccare le basi: entrano invece obliquamente. In questo modo nessun raggio può fuoriuscire col minimo angolo di deviazione e il parelio risultante si allontana dal sole (e dall’eventuale alone a 22°).
CORONE
Le corone lunari sono molto più comuni di quelle attorno al sole.
Una corona solare si specchia in un laghetto periglaciale nei dintorni di Surlej, Engadina, Svizzera, 9 Giugno 2007. Fotografare il riflesso del cielo nell’acqua è una delle tecniche più usate nella fotografia di corone solari perchè abbatte la brillantezza della luce diretta verso il fotoricettore.
Una corona solare si specchia in un laghetto periglaciale nei dintorni di Surlej, Engadina, Svizzera, 9 Giugno 2007. Fotografare il riflesso del cielo nell’acqua è una delle tecniche più usate nella fotografia di corone solari perchè abbatte la brillantezza della luce diretta verso il fotoricettore.
IRIDESCENZE
I colori, di solito delicati, possono essere in chiazze o bande quasi casuali sui margini delle nubi. L’unica organizzazione che possono avere è quella in anelli della corona quando la dimensione delle goccioline è uniforme. Appaiono soprattutto con nubi lenticolari. certe volte un ‘iridescenza può essere vista lontana dal Sole, ma è più frequentemente vicina.
FOTOGRAFARE LE FOTOMETEORE
Questi fenomeni sono spesso fotografati da soli, come soggetto principale, ma secondo me possono dare quel tocco in più anche ad un paesaggio.
Un punto fondamentale è che non sempre si ha il tempo di trovare lo scatto perfetto e impostare tutti i parametri della fotocamera, mettere in stazione un cavalletto o applicare filtri. Il momento top potrebbe durare solo pochi secondi e dopo è perso per sempre. Suggerisco quindi sempre di provare prima uno scatto con impostazioni abbozzate e, solo in seguito, fare un tentativo più avanzato. Dipende molto anche dal tipo di fenomeno che stiamo considerando: un’aureola a 22° incompleta può durare anche molti minuti evolvendo in maniera differente. Un parelio appare in genere all’alba o poco dopo o al tramonto o poco prima, quindi, anche nel caso migliore, (pattern nuvoloso invariato), si hanno pochi minuti. Una corona è assai instabile: in genere le nubi che la formano scorrono assai velocemente… a volte si hanno solo alcuni secondi. Anche di notte, quando si dovrebbero usare tempi di esposizione più lunghi. E’ bene ricordarsi di aver caricato le batterie e avere la scheda di memoria abbastanza libera dato che il fenomeno potrebbe migliorare col tempo.
E’ di grandissimo aiuto impostare la messa a fuoco manuale bloccata su infinito: infatti il focus automatico fa molta fatica a mettere a fuoco il cielo per via della scarsità di contrasti. Un alone o un parelio potrebbero non contrastare sufficientemente col cielo.
Per via della grande dimensione che questi fenomeni possono raggiungere, avere sempre con sè un grandangolo è un must. In ogni caso si può pensare di scattare diverse immagini adiacenti per poi tentare di sovrapporle a casa con un software (per esempio Photomerge di Photoshop). Cercate di massimizzare l’area che poi andrete a sovrapporre per rendere più facile il lavoro del programma vista la non completa affidabilità di tali softwares. In generale, evitate di includere aree con illuminazione troppo diversa. Tenete conto che, per una questione di geometria dell’immagine e distorsioni, si uniscono meglio foto con lunghezza focale di circa 50mm (che indicativamente corrisponde al valore di 35mm delle vecchie reflex a pellicola).
Potrebbe essere una buona idea scattare le fotografie da unire successivamente in verticale, per avere una maggiore ridondanza delle informazioni e transizioni più frequenti e uniformi. In questo caso però tenete conto delle risorse computazionali che verrebbero mobilitate e quindi non cercate di creare panoramiche con angoli di visuale orizzontale troppo ampi.
Se vi trovate a fotografare in pieno giorno, il filtro polarizzatore (molto comodo è quello circolare) può migliorare la resa delle vostre immagini. Insieme al paraluce dell’obiettivo, permette di eliminare riflessi, di dare omogeneità alla foto e, soprattutto, di offrire un maggior contrasto e definizione in quegli effetti dove i colori sono appena accennati o dove si mescolano con il bianco delle nuvole. In accoppiata ad esso, ma solo in presenza di forte luce, possiamo utilizzare i filtri neutral density di varia graduazione. Essi aiutano ad abbassare i valori di esposizione in prossimità del sole e rendono così l’illluminazione della scena un po’ più uniforme.
Ovviamente non ha alcun senso aumentare la sensibilità (ISO) tranne forse per le corone in notturna, quindi tenetela al minimo.
Per via dello scarso risalto del soggetto rispetto allo sfondo, la compressione digitale è un nemico quantomai pericoloso. Evitatela! Scattate preferibilmente in raw e, se siete costretti al JPEG, mantenete la qualità sempre al massimo.










